Ma non dimentichiamoci di…Black Ops

March 21, 2011 at 6:46 pm (Giochi News)

Raggiunto, con Modern Warfare 2, il massimo risultato commerciale con il minimo sforzo “innovativo”, Activision ha chiesto espressamente a Treyarch di rallegrare il Natale e, successivamente, il 2011 videoludico degli amanti degli sparatutto in prima persona ridando slancio alla saga di Call of Duty con Black Ops, cercando al contempo di far dimenticare al più presto la ben nota emorraggia di sviluppatori che ha animato in questi ultimi mesi la sussidiaria californiana diInfinity Ward e che ha contribuito, tra le altre cose, a destabilizzare un ambiente già di per sè elettrico per la rinnovata sfida lanciata a distanza dai concorrenti di Electronic Arts con il loro Medal of Honor.

Senza però addentrarci in futili analisi economiche sulle cause e sulle possibili conseguenze che un tale terremoto potrebbe avere in futuro sulla serie di Call of Duty, torniamo ad occuparci degli aspetti squisitamente “ludici” di Black Ops e, prima di offrirvene una recensione dettagliata, ci limitiamo a sottolineare che per un curioso e simpatico gioco delle parti, mentre gli sviluppatori di Danger Close e DICE hanno deciso di attualizzare il loro titolo slegandolo per la prima volta dalla riproposizione storica delle battaglie simbolo della Prima e della Seconda Guerra Mondiale, con la loro ultima creatura videoludica i ragazzi di Treyarch hanno preferito proiettarci a decenni di distanza dalle ambientazioni conosciute con i due precedenti episodi di Modern Warfare. Con che risultati? Scopriamolo insieme sviscerandone la versione per PC e console ad alta definizione.

LA GUERRA FREDDA… BRUCIA!

Come i fili invisibili di una gigantesca tela di ragno, la trama di Call of Duty: Black Ops intreccia eventi lontani nel tempo e nello spazio per dare forma al dinamico e verosimile costrutto narrativo di un manipolo di soldati sotto copertura che, addestrati ad agire nell’ombra, con le loro azioni avrebbero condizionato pesantemente la storia e gli assetti geo-politici mondiali durante la seconda metà dello scorso secolo, definita impropriamente “Guerra Fredda” perchè combattuta dalle superpotenze non con azioni belliche dirette e dichiarate ma tramite l’appoggio “occulto” ad organizzazioni e governi satellite (sia esso economico o, come in questo caso, attraverso l’invio di truppe disposte a compiere missioni ad altissimo rischio).

A metà strada tra il pathos scenico delle precedenti iterazioni della saga e la teatralità multisfaccettata dei migliori thriller cinematografici, l’esperienza di gioco offerta dalla campagna in singolo di Black Ops, pur rimanendo nel recinto tracciato negli anni passati dai due Modern Warfare di Infinity Ward e da World at War degli stessi Treyarch, cambia completamente prospettiva per dipanarsi attraverso una sequela ininterrotta di flashback che riportano il povero soldato inchiodato sulla sedia elettrica (lo stesso immortalato nel menù principale) a ripercorrere forzatamente le tumultuose azioni portate avanti da lui e, in un secondo momento, dai suoi compagni di sventura.

Grazie a questo meraviglioso espediente, la particolareggiata esperienza videoludica offerta dal singleplayer della serie di Call of Duty trova in Black Ops il suo rappresentante più crudo ed oscuro, merito sia del ritmo forsennato e martellante degli scontri a fuoco (o all’arma bianca, nelle fasi di infiltrazione pura), sia naturalmente dell’eterogeneità dei compiti richiestici dai nostri misteriosi superiori, rivissuti traumaticamente nella memoria dell’altrettanto ignoto prigioniero protagonista ma anche da chi, joypad o mouse alla mano, non riesce ad avere un attimo di respiro (specie cimentandosi al livello di difficoltà più elevato).

Call of Duty: Black Ops - galleria immagini

SE VUOI LA PACE, PREPARA LA GUERRA

Pur senza staccarsi dalle granitiche meccaniche di gioco offerte in passato a chi ha acquistato uno dei precedenti capitoli dello sparatutto in prima persona più importante di Activision, e quindi senza offrire il seppur minimo barlume di speranza a chi aspetta con ansia uno slancio di originalità ben più marcato, il variegato caleidoscopio di missioni dateci in pasto da Treyarch con la componente in singolo di Black Ops anticipa il rinnovato impianto multigiocatore (di cui ci occuperemo con parsimonia nel prossimo capitolo di questa recensione) e getta le basi per quello che ci verrà proposto negli anni a venire dalla multinazionale videoludica a stelle e strisce.

La prima e, forse, la più importante di queste novità ha a che fare con il delicato lavoro di ottimizzazione compiuto dagli sviluppatori per limare le spigolosità e le incongruenze del sistema di gestione delle armi impugnabili dal nostro eroe virtuale: nelle missioni in singolo così come nelle partite multiplayer, infatti, non potremo più equipaggiare due armi primarie (con l’unica eccezione costituita dalle pistole mitragliatrici che, come suggerito dal loro nome occupano lo stesso spazio di una pistola), e saremo quindi obbligati a scegliere con parsimonia l’arma da impugnare in base all’ambiente da esplorare e alla tipologia di missione da portare a termine (con tutte le conseguenze del caso che potete facilmente immaginare in termini di tempo speso per raggiungere l’obiettivo preposto o di uccisioni nemiche nelle sessioni online).

Altro aspetto che merita certamente di essere approfondito è quello riguardante la bontà dei livelli propostici: evitando di citarvi missione per missione le aree visitabili per non rovinarvi in alcun modo il piacere della scoperta, ci limitiamo a lodare l’incredibile lavoro compiuto da Treyarch per variegare l’esperienza di gioco in funzione dell’azione da intraprendere (sia essa la rocambolesca evasione da un campo di prigionia sovietico o la difesa aerea a bordo di un SR-71 Blackbird delle truppe amiche sottostanti) e del periodo storico preso in esame (dalla guerra in Vietnam alla crisi di Cuba dei primi anni ‘60). È forse grazie a questa squisita eterogeneità tra le varie missioni affidateci, che la campagna singleplayer di Black Ops riesce ad essere squisitamente rigiocabile e moderatamente longeva (dalle 6 alle 8 ore per arrivare ad ammirare i titoli di coda al livello di difficoltà “Veterano”).

Call of Duty: Black Ops - galleria immagini

MULTIPLAYER

Se il corpo singleplayer di Black Ops rimane grossomodo identico (nella rappresentazione e nella frenesia martellante delle battaglie) a quello osservato negli anni passati con i precedenti capitoli della serie, l’anima multigiocatore dell’ultima creatura videoludica di Treyarch si stacca prepotentemente dal passato per svecchiarsi attraverso una rimodulazione totale delle opzioni proposte e, in egual misura, del sistema di crescita e personalizzazione del proprio alter-ego. Il numero di novità introdotte è davvero incalcolabile, prova ne sia il senso di confusione e smarrimento iniziale a cui andrà incontro anche il giocatore più esperto all’interno del menù contestuale del multiplayer competitivo, a cominciare dalla nuova gestione del proprio personaggio.

Nonostante il sistema di punteggio deputato alla crescita per gradi militari sia rimasto praticamente inalterato rispetto a quello conosciuto dai tempi di Call of Duty 4, i saggi sviluppatori della sussidiaria americana di Activision hanno deciso di arricchirlo in profondità aggiungendo in parallelo i “punti COD”, grazie ai quali potremo acquistare accessori per le nostre armi, killstreak e perk in piena libertà, senza quindi passare quindi per il tedioso raggiungimento di gradi o, peggio ancora, di Sfide specifiche (queste ultime non sono state abolite ma semplicemente riviste in Contratti, ossia in obiettivi a tempo da acquistare a propria discrezione e da portare a compimento per ricevere una piccola ricompensa in denaro ed esperienza)

Call of Duty: Black Ops - galleria immagini

Sempre legate all’introduzione dei punti COD troviamo altre due grandi novità relative al multiplayer di Black Ops, vale a dire le gare a Scommessa e la customizzazione estetica del soldato che andremo ad impersonare nei campi di battaglia allestiti in Rete da Activision. Come suggerisce il nome, in modalità “Scommessa” possiamo puntare una quantità variabile di punti COD sulla nostra vittoria, o comunque su un nostro piazzamento tra le prime posizioni, in battaglie multiplayer dal taglio squisitamente arcade: se nelle partite “One in the Chamber” tutti i giocatori possono disporre solo di tre rigenerazioni, del coltello e di una pistola caricata con un singolo proiettile e in “Sticks and Stones” le uniche armi equipaggiate sono il coltello, una balestra e dei tomahawk, in “Gun Game” tutti i partecipanti iniziano la partita con una pistola migliorando istantaneamente il proprio equipaggiamento in base alla serie di uccisioni, fino ad arrivare alle partite “Sharpshooter” in cui il set di armi è identico per tutti e cambia ad intervalli regolari per variare l’azione.

Non meno importante risulta poi essere il ricco ventaglio di opzioni messeci a disposizione per migliorare non solo l’armamentario e i potenziamenti aggiuntivi del nostro personaggio, ma anche il suo aspetto estetico, il colore degli accessori montati dalle sue armi e, soprattutto, la “Carta Giocatore” che lo contraddistingue agli occhi della comunità (quest’ultima, personalizzabile liberamente tramite un infinito set di figure orientabili e ridimensionabili per dare vita praticamente a qualsiasi forma voluta). A ulteriore riprova dell’incredibile sforzo profuso da Treyarch per plasmare una modalità online tutta nuova rispetto a quella delle precedenti iterazioni della saga, troviamo poi una modalità Nazi Zombie completamente rivista per esaltare l’azione cooperativa (sia online a 4 che in split-screen locale a 2) e, soprattutto, quel vastissimo insieme di dati raccolti partita per partita nel menù “Community”, dal quale possiamo condividere immagini o video di gioco e dove possiamo persino raffinare le nostre strategie con delle “heatmap” già apprezzate dagli utenti degli ultimi capitoli next-gen di Halo.

Call of Duty: Black Ops - galleria immagini

GRAFICA E SONORO

Tecnicamente parlando, Black Ops fa proprio lo spirito della saga coniugando il ritmo incalzante delle missioni della campagna principale e delle battaglie multigiocatore con la spettacolarità degli aspetti visivi più importanti, dagli effetti particellari nellle sessioni in notturna (compresa l’onirica modalità Nazi Zombie) alla fluidità con cui il motore grafico riesce a gestire ambienti di gioco enormi e decine di utenti a schermo (difficilmente ci si stacca dai 60 frame al secondo). Il tenore artistico dei 16 livelli in singolo e delle mappe online è nettamente sopra la media degli sparatutto analoghi, nonostante qualche piccola incongruenza nella localizzazione dei checkpoint in singleplayer e dei punti di interesse strategico nelle modalità multiplayer ad obiettivi. Assolutamente meritevoli di citazione sono poi i frequenti intermezzi in cinematica, il cui pathos narrativo viene alimentato anche attraverso la splendida scelta delle inquadrature così’ come dalla qualità cinematografica dei volti e delle animazioni che accompagnano le espressioni facciali.

La stessa, identica cura per i dettagli grafici ed estetici di Black Ops la ritroviamo anche in tutto quel che concerne il comparto audio dell’opera: forti del già ottimo lavoro compiuto in tal senso da loro stessi e dagli amici di Infinity Ward con i capitoli precedenti di Call of Duty, i ragazzi di Treyarch hanno mantenuto i loro altissimi standard qualitativi proponendoci una colonna sonora d’impatto ed affidando il doppiaggio del parlato di Black Ops a professionisti indiscussi del settore, ottenendo così un risultato finale di innegabile spessore (minato solo, è bene citarlo, da un fastidioso problema di asincronia con il labiale dei personaggi a schermo).

Call of Duty: Black Ops - galleria immagini

COMMENTO FINALE

Nonostante il mare magnum di miglioramenti apportati con Black Ops al già granitico impianto multiplayer dei precedenti episodi in alta definizione di Call of Duty garantisca al titolo una profondità e una bellezza sconvolgente, ciò che però balza immediatamente agli occhi dell’osservatore più attento così come del neofita che s’avvicina per la prima volta a questa saga è il sontuoso lavoro di bilanciamento compiuto con certosina precisione dai ragazzi diTreyarch, ai quali non può che andare il nostro più sentito ringraziamento per aver avuto quel coraggio che altri, al loro posto, non avrebbero assolutamente dimostrato.

Per il prossimo capitolo, quindi, ci attendiamo un ulteriore passo in avanti per rendere meno ridondante la modalità a giocatore singolo rispetto a quella propostaci in questi anni dalle sussidiarie di Activision che hanno avuto in incarico la prosecuzione di questa storica serie videoludica: per adesso, però, tanto vale “accontentarci” di Black Ops che, per i motivi che vi abbiamo esposto in questa recensione, risulta essere il miglior “more of the same” che si sarebbe potuto immaginare.

SECONDA OPINIONE & VERSIONE PC
È innegabile che la versione PC di Call of Duty: Black Ops soffra di qualche problema che, a seconda dei casi, può essere trascurabile o molto fastidioso. Innanzitutto abbiamo provato il gioco nello stesso PC col quale avevamo giocato Modern Warfare 2, constatando un sensibile peggioramento delle prestazioni non giustificato dai miglioramenti grafici, senza dubbio presenti ma non massicci. In ogni caso la grafica della versione PC è nettamente superiore a quella delle controparti console sia dal punto di vista delle texture che degli stessi modelli poligonali di soldati e armi. Il gioco risulta godibile appieno con un E6400 @ 3.ghz, 4GB RAM e una vecchia ATI 4850 overclockata, impostando una risoluzione di 1680×1050 e rinunciando a qualche dettaglio (qualcuno in più rispetto a MW2, appunto).

Il vero fulcro della discussione è comunque la modalità online, croce e delizia di Black Ops. Il sistema di matchmaking va assolutamente snellito e ripulito da parecchi bug, ma Treyarch ha già fatto saper di star lavorando in questo senso. Nel mio caso, la fantomatica lag lamentata da moltissimi utenti PC si è manifestata diverse volte in maniera assolutamente casuale e non riconducibile a una situazione specifica. È stata affiancata da impuntamenti del motore grafico che non sembravano in nessun modo legati a una potenza hardware non sufficiente. È innegabile che il problema ci sia e risulti parecchio fastidioso. Ho potuto notare anche che in alcune modalità il sistema di respawn, di tanto in tanto, impazzisce e fa rinascere il personaggio in mezzo ai nemici: una volta per questo scherzetto sono morto quattro volte di fila in pochi secondi.

In linea di massima parliamo però di un gioco solido, che continua a divertire proponendo piccole evoluzioni a una formula collaudata anziché vere e proprie rivoluzioni (che, visti gli incassi degli ultimi capitoli, sarebbero folli). Le nuove mappe sembrano molto varie e interessanti (più vaste rispetto a MW2), così come il notevolissimo sistema di personalizzazione per il personaggio del multiplayer, equipaggiabile con numerosissimi extra acquistabili tramite i “Punti COD” guadagnati sul campo di battaglia. Da segnalare anche una trama degna di nota per la campagna single player. Sperando in tempestive patch che correggano i problemi di cui ancora il gioco soffre, non possiamo che consigliare Black Ops a tutti gli appassionati del genere che non siano troppo stanchi del solito “more of the same”

 

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E della serie sparatutto…il mitico Call Of Duty Modern Warfare 2

March 21, 2011 at 6:41 pm (Giochi News)

Esattamente due anni fa giungeva sugli scaffali di tutto il mondo Modern Warfare, acclamata rivisitazione in chiave moderna della serie Call of Duty, divenuta famosa sui campi della Seconda Guerra Mondiale. Oggi gli sviluppatori Infinity Ward propongono il seguito di quell’enorme successo internazionale, affrontando la grande responsabilità di confrontarsi con uno dei migliori sparatutto militari di sempre.
Call of Duty: Modern Warfare 2 prosegue sulla falsariga del predecessore, riproponendo il medesimo scenario futuribile da terza guerra mondiale; dal menu principale risulta subito chiaro come l’esperienza risulti questa volta divisa in tre alternative ben distinte. La campagna singolo giocatore permetterà di vivere un’intensa esperienza narrativa nei panni di vari soldati ai 4 angoli del globo, mentre si dipanano le sorti di un conflitto ben più grande. La modalità cooperativa è invece dedicata a due giocatori, che possono cimentarsi con le Operazioni Speciali, pacchetti di brevi missioni con obbiettivi differenti.
Ultimo ma non meno importante è il vastissimo comparto multigiocatore competitivo, che pur ricalcando nella forma l’illustre predecessore, porta un gran numero di novità e idee fresche.

Per la cronaca
La campagna singolo giocatore riprende a circa 5 anni dal precedente commiato. La morte del terrorista russo Zachaev ha infatti lasciato vacante un trono che non tarda ad essere occupato da un nuovo sanguinario leader: Vladimir Makarov.
Le missioni metteranno il giocatore nei panni di diversi soldati, appartenenti ora ai Ranger intenti a difendere quel che resta del suolo americano, ora alla task Force 141, i cui membri girano il mondo nel tentativo di seguire le tracce lasciate dal folle terrorista nello sviluppo del suo piano destabilizzante.
Chiunque abbia familiarità con la serie si troverà a proprio agio: brevi obbiettivi conducono il giocatore attaverso le ambientazioni lineari, con l’unico ostacolo costituito da una grandissima quantità di avversari da sconfiggere sfruttando l’imponente arsenale a disposizione. Per quanto sia possibile portare con sé solamente un’arma principale, una secondaria e diverse granate, la varietà offerta dall’armamentario non ha precedenti, e la qualità con cui il comportamento di ogni ferro è stato riprodotto è sorprendente, rendendo spesso necessario scegliere con cura l’arma adatta ad ogni differente situazione tattica. Un buon mix di design di livelli ed utilizzo ad arte degli script ha infatti permesso agli sviluppatori di creare una gran moltitudine di differenti circostanze belliche che in rapida successione riescono a dare al giocatore l’impressione di trovarsi effettivamente nel mezzo di un conflitto su larga scala. Infiltrazioni, imboscate, irruzioni con ostaggi, difesa del territorio, inseguimenti: dei clichè militari più conosciuti nessuno manca all’appello.
Correndo come matti su è giù per il globo, dalle Favelas al Kazhakistan tanto per intenderci, tra una folle fuga in motoslitta al rafting in canotto, non si può non provare una certa sensazione di deja vu indotta da alcune circostanze di gameplay riprese di peso dal predecessore, e da una generale mancanza di vere novità: qualche nuovo dettaglio effetivamente c’è, come l’utilizzo dello scudo antisommossa che permette un completo riparo dal fuoco nemico al prezzo dell’impossibilità di contrattaccare se non con una violenta spinta in avanti, o l’irruzione, evento scriptato che permette di sfondare in ambienti controllati dal nemico e sfruttare qualche secondo di spettacolare slow motion per eliminare tutte le minacce.
Queste nuove introduzioni sono state tuttavia sfruttate in quantità molto limitata, ed il citazionismo nei confronti del primo titolo è talvolta davveo esasperato, arrivando addirittura ad interessare la sequenza finale; a questo va aggiunto l’effetto negativo di una narrazione frammentaria e poco legata, che non riesce a trasmettere un senso di continuità ed a suscitare sufficiente coinvolgimento.
A non mancare sono gli appassionanti momenti cinematografici, perlopiù legati ad eventi scriptati o all’utilizzo di mezzi e corde o rampini, fonte di sequenze davvero emozionanti. Più discutibili sono invece le controverse sequenze in cui ci si trova dalla parte dei terroristi, con la possibilità di far fuoco su civili disarmati, nondimeno in grado di suscitare emozioni forti.
Per quanto dunque la campagna singolo giocatore di Modern Warfare 2 sia indubbiamente coinvolgente, tesissima e persino leggermente più longeva di quella del predecessore, il risultato non ha lo stesso impatto che riuscì ad avere due anni fa, a causa di una quasi completa mancanza di vere novità nel gameplay e nello stile narrativo.
Dal punto di vista del gameplay, si nota qualche upgrade alle risposte dell’intelligenza Artificiale sul campo come un gestione più ragionata dell’esasperato lancio di granate sperimentato dal predecessore, ed una maggiore consapevolezza dell’ambiente circostante, anche se nel complesso non si tratta di passi avanti eclatanti. La gestione dei livelli di difficoltà è rimasta invece del tutto invariata, in quanto va a rendere la mira degli avversari sempre più infallibile piuttosto che migliorarne sensibilmente le tattiche; consigliamo comunque a tutti gli appassionati di provare da subito l’esperienza a Veterano, che rende l’esperienza sin da subito più impegnativa ed appassionante. Aggiustato anche il respawn, che si presenta in misura notevolmente ridotta nella maggior parte delle ambientazioni.

Operazioni Speciali
Perlopiù riprese da livelli della campagna singolo giocatore, ma in grado di regalare anche qualche ambientazione inedita, le Spec Ops rappresentano la risposta di Infinity Ward alla mancanza di una modalità cooperativa per la campagna. 23 brevi missioni slegate da qualsiasi supporto narrativo, esse propongono ai giocatori sfide di stampo molto differente, dal semplice andare da un punto all’altro della mappa, all’uccidere il maggior numero di nemici o disattivare ordingi entro un tempo limite.
All’inizio bloccate, le missioni si rendono diponibili tramite un sistema di stelle guadagnate in quantità relativa al livello di difficoltà scelto all’inizio. La buona varietà offerta dalle mappe e dalle sfide proposte fa di questo comparto pensato per la cooperazione una buona aggiunta, sia che lo si affronti in solitaria, sia in compagnia con un amico, aggiungendo qualche ora di gameplay ben bilanciato e molto impegnativo.

Social netWARking
Il comparto multigocatore è senza dubbio l’aspetto su cui gli Infinity Ward si sono maggiormente concentrati, ben consci che esso rappresenta per la maggior parte della potenziale utenza di Modern Warfare 2 la principale risorsa d’intrattenimento. Per quanto le basi siano naturalmente rimaste le medesime, ovvero 8 modalità e 16 mappe ispirate alle ambientazioni del single player oltre ad un sistema di avanzamento e crescita del personaggio, le novità si fanno sentire.
Interessante è la possibilità di creare classi personalizzate dotate di due armi lunghe, il che rende anche i cecchini pericolosi da distanza ravvicinata, ed in generale aumenta il volume di fuoco a disposizone di ognuno. Rivisto è tutto il comparto delle ricompense previste per un certo numero di uccisioni di fila: esse sono ora in tutto 15, e 3 potranno essere sistemate in appositi slot: in questo modo si potrà non solo scegliere che ricompense avere, ma anche dopo quante uccisoni. La varietà è notevole, e si passa dal classico UAV al piazzare una torretta, sino al fuoco diretto dall’elicottero ed addirittura un’esplosione nucleare. Viceversa, accumulando una serie consecutiva di morti si avrà accesso ad altre possibilità come il Copycat, che permette di assumere la classe dell’avversario che ci ha sconfitto, o l’Antidolorifico, che fornisce un bonus di salute temporaneo al rientro in partita. Novità anche sotto il profilo degli equipaggiamenti: a fianco delle granate troviamo un coltello da lancio o la cosiddetta Infiltrazione Tattica, consistente nel piazzamento di un fumogeno che permetterà al giocatore di respawnare in quel punto, a meno che un avversario non lo rimuova. Il sistema di assegnazione dei punti per i kill si presenta in maniera più complessa, ed assegna ora bonus in caso di Vendetta o qualora si interrompa la serie di uccisioni di un nemico. A queste novità se ne affiancano alte meno rilevanti che contribuiscono comunque alla completezza del comparto, come un ampliamento della sezione mirini, lanciagranate ed ottiche da applicare alle armi ed encomi personalizzati nel caso si ottengano particolari risultati in partita, come un certo numero di assist.
Nel complesso, il comparto multigiocatore di Modern Warfare 2 si presenta a due anni dal predecessore non particolarmente rinnovato, bensì perfezionato ed arricchito da una grande moltitudine di opzioni. La qualità delle mappe derivate dalla campagna singolo giocatore è elevata, le modalità collaudate, il bilanciamento ottimo e la crescita appagante. L’aggiunta dei nuovi moltissimi perk tende nondimeno a rendere le partite più pirotecniche e caotiche di quelle viste nel predecessore, della cui relativa semplicità qualcuno potrebbe sentire la mancanza.
Durante le nostre prove il NetCode si è rivelato stabile, anche se in alcuni match si notano gli svantaggi dell’architettura ancora basata su Host; per quanto la migrazione sia ora veloce, alcuni leggeri rallentamenti sono inevitabili.

Comparto Tecnico
Modern Warfare 2 presenta un comparto tecnico di primissimo livello: ad un design che trattegia con grande efficacia i molti angoli del mondo esplorati si affianca una massiccia revisione del motore grafico del predecessore, con ottimi risultati. Modelli poligonali dettagliati, moltissima azione a schermo, grande varietà e definizione nel comparto texture, che solo sporadicamente mostra esempi di bassa qualità. Per la prima volta nella serie troviamo anche qualche abbozzo di danneggiamento dell’ambiente circostante, limitato tuttavia ad elementi di contorno dello scenario; in questo senso, era lecito aspettarsi qualcosa di più. Il tutto si muove con una fluidità come da tradizione impressionante, senza perdere mai un colpo.
Ottimo il comparto d’illuminazione, che contribuisce nel creare alcune sequenze scarsamente illuminate davvero memorabili, e così l’effettistica particellare. Da notare anche il rinnovamento del comparto d’animazioni, tutte convincenti e molto fluide.
L’effettistica sonora è di buon livello, e la soundtrack del celebre compositore hollywoodiano Hans Zimmer sottolinea i momenti più drammatici con grande epicità.

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Prime impressioni su Nintendo 3DS

March 21, 2011 at 6:32 pm (Video)

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In Anteprima inFAMOUS 2 !

March 20, 2011 at 1:49 pm (Video)

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inFAMOUS

March 20, 2011 at 1:43 pm (Giochi News)

Preparatevi a diventare degli…

Stupratori, ladri, assassini…è questa la mia città? Empire City è il luogo dove sono nato…Empire City è il luogo dove sono cresciuto…Empire City è il luogo dove sono “cambiato”
Dopo l’esplosione, tutto quello che è rimasto in città è la disperazione e la morte…perché il governo ci ha abbandonato?…perchè ci ha isolati dal resto del mondo?…forse perché un epidemia e più facile da contenere che da curare?…purtroppo sono domande a cui non avrò mai una risposta…
Da quando sono “cambiato” non ho più amicinon ho più Trish…siamo sull’orlo della distruzione totale eppure nessuno sembra farci caso, anzi, tutti si lasciano trascinare in un oscuro oblio dalle gang di criminali che hanno preso il controllo della mia città…
Ogni giorno mi arrampico su un edificio diverso sperando di vedere il cielo, ma sembra che anche quest’ultimo abbia abbandonato Empire City…

Guardo la mia città morire giorno dopo giorno, guardo Trish e capisco che tutto quello che provava per me si è trasformato in odio, Zeke il mio migliore amico stà dalla mia parte perché mi teme…non è certo il massimo dell’amicizia e Dallas, questo predicatore televisivo che non fa altro che darmi addosso…stà succedendo qualcosa…lo dicono le voci nella mia testa, una cospirazione è in atto e non farà altro che aumentare la disperazione…le morti…<>…il dolore di un proiettile sparatomi in una spalla da un Mietitore interrompe i miei pensieri << Muori Bastardo!>> sono state queste le ultime parole uscite dalla sua bocca infetta…una scarica da3000 volt gli attraversa il corpo…poi è tutto finito…per ora…
L’esplosione mi ha “cambiato”…ora sono una dinamo vivente capace di immagazzinare l’elettricità e di usarla come arma…qualcuno mi definirebbe un eroe, l’unico che possa fermare tutto questo…ma qualcun altro mi crede un mostro, anzi IL mostro, che ha portato la città alla sua distruzione…

Aggrappato ad un tubo di questo edificio osservo il mio mondo andare in rovina e penso: Potrei salvare la città…o metterla in ginocchio, Eroe o Infame? La scelta è vostra!

E con questo continuo contrasto tra buono e cattivo che i Sucker Punch, autori dei vari Sly Raccon per PS2, introducono il loro primo titolo PS3: Infamous, oltre a vantare un gameplay vario e incredibilmente vasto, pone il giocatore davanti a delle scelte che influenzeranno l’andamento dell’avventura e anche il comportamento che il mondo del gioco avrà nei confronti del protagonista.
La meccanica delle scelte comportamentali, già vista in passato in giochi come Fable o Spiderman 3, viene ulteriormente implementata, per una sensazione di causa ed effetto, che non si ferma solamente ad incrementare i parametri dell’aspetto buono e cattivo del personaggio, ma coinvolge tutto il mondo di gioco, in modo tale che non faccia solo da sfondo all’avventura, ma che sia parte di essa aiutando/ostacolando il protagonista a seconda delle sue azioni.

Games.it vi offre un giro in anteprima tra le strade di Empire City, venite con noi per scoprire se siete eroi o siete infami!

UNA STORIA ELETTRIZZANTE:

La prima panoramica sul gioco è quella del protagonista, Cole Mcgrath, intento a recapitare un misterioso pacco che esplode al centro della città di Empire propagandosi per un raggio di più di 6 isolati. Devastata dall’esplosione, Empire City si ritrova sull’orlo del delirio per via dellenumerose gang di malviventi che stanno assoggettando la città al loro volere, ma i criminali non sono l’unica cosa di cui preoccuparsi, perché il governo ha tagliato fuori dal resto del mondo la città bollandola con uno stato di quarantena. Mentre i sopravvissuti tentano di rimettere insieme i pezzi, la città cade in un oblio profondo dove assassini, stupratori e i super-criminali, mutati dalla misteriosa esplosione, la fanno da padrone. Cole non si capacita di cosa sia successo, lui stava solo recapitando un pacco, eppure si ritrova ad essere un conduttore vivente di elettricitàcapace di immagazzinarla all’interno del suo corpo e di usarla come arma, come scudo, come mezzo di trasporto…insomma nei pochi giorni seguenti all’esplosione Cole impara ad usare questi poteri ma, come diceva qualcuno molto più saggio di me, “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, e quindi riuscirà Cole a reggere il fardello che i suoi poteri comportano o si lascerà dominare da essi?

In questa realtà folle e catastrofica in cui ci troveremo immersi Cole non sarà solo:

ZekeMigliore amico di Cole, è fissato con le teorie complottiste e pensa che dietro a tutto quello che stà accadendo alla città ci sia il governo e i suoi organi principali, per questo nutre una profonda sfiducia nella polizia che pian piano si convertirà in stima…ma essere un poliziotto ad Empire City in questo periodo, non è roba da niente, e sempre più spesso molti poliziotti non ce la fanno…

Trish: La fidanzata di Cole, o almeno prima che quest’ultimo, secondo lei, distruggesse la cittàin cui sono cresciuti uccidendogli la sorella e causando la morte di centinaia di cittadini innocenti. Pur con il cuore infranto, Trish, cerca di nascondere il dolore della perdita della sorella con l’aiuto umanitario verso tutti i cittadini che hanno perso molto nell’esplosione…ma il suo ospedale sarà più volte bersagliato da super-criminali come Sasha, letale leader dei Mietitori, che non si farà scrupoli ad uccidere qualche innocente, pur di ottenere il dominio sulla città.

Dallas: La voce della sopravvivenza, non era nessuno prima dell’esplosione ma ora è diventato un predicatore televisivo allestendo una stazione TV clandestina subito dopo la quarantena. Presenza costante nella città, oltre a fornire informazioni utili su ciò che stà accadendo nel mondo di Infamous, non perderà occasione per screditare Cole segnalandolo come un criminale e portando la gente a non mostrargli la minima fiducia.

Insultato e umiliato, abbandonato dalla ragazza e additato come mostro Cole tenterà di fuggire dalla città, lasciandosi alle spalle tutto il dolore che ha visto negli occhi di Trish, ma le circostanze lo porteranno a stringere un patto con Moya, una donna fredda che, a capo dei servizi federali che indagano sull’esplosione di Empire City, stringerà un patto con Cole.
Moya svelerà al protagonista cosa conteneva il pacco esplosivo e che l’esplosione è stata architettata da qualcuno, se Cole la aiuterà a ritrovare suo marito, l’unico che sa come siano andate le cose ad Empire City, avrà la libertà. Il protagonista si scontrerà nella sua ricerca con icriminali che spadroneggiano ad Empire arrivando a scoprire che i Primogeniti, misteriosa organizzazione che da sempre gestisce la città, centra qualcosa con l’esplosione…ma questo piccolo indizio è solo uno dei tanti che costituiscono il grande puzzle delle cospirazioni che hanno portato Empire City alla rovina…
Moya è davvero chi dice di essere? Cole riuscirà a salvare Zeke? Si riconcilierà con Trish o scapperà lasciandosi alle spalle tutto questo? Agli occhi di tutti sarà un eroe o un infame?

I quesiti di cui venire a capo saranno molteplici, per una storia che vi appassionerà e sarà capace di coinvolgervi fino all’ultimo Watt, con diversi finali disponibili. Questa epopea video ludica, che tra missioni e sotto-missioni avrà una lunga durata che varia tra le 20 e le 25 ore circa, èmaestosamente raccontata attraverso sequenze in stile fumetto nelle quali diversi disegni si susseguono con maggiore effetto visivo di un filmato in alta definizione.
I disegni sono inoltre inchiostrati ad opera d’arte con un’ impronta di chiaro/scuro e contrasti tra i colori accesi e spenti che sanno rendere perfettamente il degrado in cui Empire City è sprofondata.

TEMPESTA ELETTRICA:

Sul fronte grafico, Infamous, è un titolo che colpisce soprattutto per la sua vastità e per la realizzazione di Empire City: suddivisa in 3 grandi isole ( il Neon, il Dedalo e il Centro Storico), la città del gioco sprizza energia da tutte le parti, e non parlo solo metaforicamente, perché Cole potrà succhiare energia da ogni elemento che ci possa essere in un vero centro urbano come macchine, generatori, semafori, cavi scoperti, televisori, lampioni, antenne, insegne luminosi, e il tutto ricostruito fedelmente fin nel più piccolo dettaglio.
Già dalla prima isola, si può notare una vasta gamma di edifici, parchi e monumenti che, purtroppo, si ripresentano anche nelle altre 2 isole, fatta eccezione per i covi dei boss. Magari una caratterizzazione più forte di ogni isola avrebbe aiutato a non avere quella sensazione di deja vu del tipo “Ehi ma questo palazzo l’ho già visto” oppure “Non sono già passato di qui? Quest’insegna mi ricorda qualcosa!”, ma non sarà certo qualche palazzo clonato qua e là a farci disprezzare il mondo di Infamous, un mondo che sembra vivere di vita propria in cui ogni personaggio, dal comune cittadino all’eroe in questione, avrà la sua parte.

Su le mani con Dj Cole Ragazzi!

Per non appesantire troppo il motore di gioco si nota, specie sfrecciando sui binari del treno, il paesaggio in caricamento, quindi non stupitevi se ogni tanto vedrete apparire palazzi o ponti all’orizzonte.
Ma lasciamoci alle spalle questi problemi tecnici per parlare del vero potenziale del gioco e cioè l’energia elettrica, da sempre presente nei videogiochi non era mai stata rappresentata meglio: il potente motore di PS3, anche se non sfruttato ai massimi livelli per la grafica di gioco, hapermesso di plasmare l’elettricità creando degli effetti di luce ed ombra che danno un senso di realismo incredibile. Pur rappresentati nel gioco altri elementi come l’acqua e il fuoco, niente è così vivo come la corrente elettrica, vi assicuro che anche se Cole avrà l’energia al massimo, non potrete fare a meno di succhiare qualche lampione, semplicemente per vedere il maestoso gioco di luce che l’azione comporta. Tolto Cole, che è realizzato ad opera d’arte, qualche personaggio è un tantino squadrettato insieme a qualche ambiente di gioco, ma ciò non va ad intaccare la fluidità con cui il titolo scorre, senza caricamenti di alcun genere, che creino interruzioni nell’azione. Lo shader delle ombre presenta, a volte, alcune defayance, infatti si può notare che passando in un ambiente buio sotto un lampione non vi è alcuna traccia dell’ombra del personaggio, che torna poi ad essere presente nella prima zona di sole.
La grafica di Infamous ricorda molto quella di Uncharted risultando, ad una prima occhiata, un po’ datata ma con un retrogusto veramente elettrizzante!

PER TUTTI I FULMINI:

Il gameplay di Infamous è uno dei più grandi visti finora su PS3, andando a superare anche lastoria principale di GTA4 e, come quest’ultimo, strutturato su una grande città popolata da vari cittadini con i rispettivi mezzi di trasporto.
Come già citato sopra il totale delle missione e sotto-missioni presenti sarà di circa 25 ore di cui almeno 15 ore per la storia principale. Nel gioco, potremo essere Eroi o Infami attraverso dellescelte comportamentali che andranno ad intaccare o meno la nostra reputazione, ad esempio se sceglierete la strada dell’eroe i cittadini vi chiederanno aiuto, vi fotograferanno, e vi aiuteranno lanciando delle pietre contro i nemici, pietre, che saranno rivolte contro di voi nel caso sceglierete di essere degli infami. Potrete tenere d’occhio lo stato di Cole attraverso l’icona eroe(blu)/infame(rosso) situata in alto a sinistra nello schermo, parametro che verserà più sul blu o sul rosso a seconda delle vostre scelte. I momenti decisionali, che possono essere presenti in ogni tipo di missione, saranno chiamati Momenti Karma in cui apparirà un icona con un fulmine blu e rosso nella parte in alto a destra dello schermo: Cole dovrà prendere una decisione, il più delle volte in fretta, che andrà a incrementare il karma positivo o il karma negativo; ad esempio: la fame vi lacera lo stomaco? Cosa fare? Prendere la propria porzione dalle scorte di cibo e andarsene? O friggere gli altri cittadini e prendersi TUTTE le scorte? A voi la scelta!

Sarò io cappuccetto rosso alla recita di fine anno maledetto!

Le missioni principali avranno una sorta di continuum formato da 3 principali fasi:

– Approfondimenti sulla storia, cioè missioni che porteranno a conoscere il personaggio e il mondo che lo circonda;

Riattivazione impianto elettrico, missioni in cui Cole scenderà nelle fogne per riattivare la corrente, diverse zone della città saranno infatti senza luce e vi porteranno a scendere nelle fogne più volte, ma ad ogni riattivazione verrete premiati con un nuovo potere.

Scontro con il Boss, dopo aver visto susseguirsi più volte i 2 punti citati sopra verrà l’inevitabile scontro con il Boss.

Se pensate che le missioni secondarie, siano solo una sorta di contorno alla trama, vi sbagliate di grosso! Ogni sotto-missione è caratterizzata da un gameplay vario e divertente in cui saranno presenti alcuni Momenti Karma, e in cui si alterneranno fasi platform a sparatutto o fasi di ricerca a prove a tempo, finendo con un pizzico di Stealth, per un misto di generi che non annoia il giocatore ma lo entusiasma invogliandolo a scoprire le nuove missioni.
Di seguito sono elencate alcune delle sotto-missioni che si ripresenteranno più volte:

Parabole satellitari, ambientata sui tetti di Empire City, dopo aver assorbito il primo riflettore, avrete pochi secondi di tempo per raggiungere il successivo che vi ripristinerà il tempo per raggiungere il seguente e così via;

Clinica Medica e Stazione di polizia, 2 missioni simili in cui dovrete difendere dagli aggressori, la clinica medica o la stazione di polizia;

A spasso con i cani, ambientata per le strade della città, vi vedrà scortare in prigione dei detenuti che tenteranno di scappare o che verranno aiutati nella fuga dai loro compagni in libertà, il vostro compito sarà quello di vigilare sul loro tragitto fino al carcere e di riprendere eventuali fuggiaschi;

Fotografo, un cittadino di Empire vi chiederà di eseguire per lui diverse azioni come succhiare energia, far esplodere auto, catturare criminali, in modo che vi possa immortalare nei sui scatti.

Oltre ad ottenere dei punti, da usare per potenziarvi, al completamento di ogni missioneaumenterete la percentuale di territorio conquistata ai nemici, in queste zone i nemici compariranno sempre più di rado fino a scomparire totalmente.
Vi assicuro che oltre alle missioni citate ce ne sono almeno di altri 10 tipi differenti, per un totale di oltre 100 missioni secondarie che, oltre ad essere normali( gialle sulla mappa), cioè che non avranno effetti sul Karma, si divideranno in buone o cattive dove anche un appuntamento al parco può rivelarsi qualcosa di inaspettato.
L’indicatore Karma sarà affiancato da una “barra” di energia costituita da un fulmine che attraversa diverse palline di elettricità, usando i vostri poteri consumerete questa barra che potrà essere ricaricata dalla fonte di energia più vicina, visibile tramite la pressione del tasto L3 sulla minimappa e rappresentata come un fulmine celeste.
Stufi di affrontare missioni su missioni? Le prove a tempo vi stressano? Ne avete fin sopra i capelli di combattere i nemici? Ebbene Infamous , o meglio, i Sucker Punch hanno pensato anche a questo, introducendo nel gioco dei pezzi di roccia che emettono una luce blu, chiamatiFrammenti: sparsi nel mondo di gioco in grande quantità, offriranno un ottima alternativa a chi piace “osservare” gli scenari in cerca di segreti nascosti.
Per chi invece non riesce nel trovarli, vi e la possibilità di scandagliare l’area circostante con il tasto L3 che mostrerà, con un puntino blu sulla minimappa, dove sono situati i Frammenti.
I Frammenti sono importanti perché, raccolta la quantità indicata, incrementeranno le palline di energia presenti nell’indicatore di Cole.
Oltre a queste rocce luminose, vi saranno nascoste nel mondo di gioco 32 antenne, che vi forniranno informazione sul marito di Moya e sulla misteriosa Raggiosfera, anche qui vi sarà la possibilità di scandagliare l’area circostante con R3 per trovarle.
Veniamo ora al potenziale arsenale del protagonista che oltre ad essere un ottimo arrampicatore, vedremo infatti Cole salire tra i palazzi e aggrapparsi a qualsiasi sorta di appiglio, sarà anche un ottimo combattente.
I Calci e i pugni non saranno la sua unica arma, si disporrà infatti di una vasta gamma di poteri elettrici sia per l’offesa che la difesa:

Saetta, disponibile dall’inizio del gioco, ci permetterà di colpire con dei fasci elettrici i nemici per causare dei piccoli danni che diventeranno letali colpendo il nemico alla testa;

Spinta statica, Cole sprigionerà energia dalle mani in grado di farlo planare e raggiungere punti prima inaccessibili;

Scudo elettrico, utilissima abilità, disponibile purtroppo sole nelle fasi avanzate di gioco, che vedrà Cole crearsi un piccolo, ma utile, scudo di elettricità che lo riparerà dai numerosi proiettili che verranno sparati appositamente per lui nel corso del gioco;

Salto Tonante, vi permetterà, una volta saltati da un edificio, di cadere al suolo sprigionando una grande onda di energia che annienterà chiunque nelle vicinanze;

Martello Megawatt, una specie di bazooka elettrico, molto utile contro i nemici corazzati;

Queste sono solo alcune delle tante abilità di cui Cole disporrà che varieranno anche a seconda del Karma positivo o negativo. Nel menù potrete, oltre che osservare le acrobazie di combattimento disponibili, 21 in totale, potenziare le abilità sia per il Karma buono che cattivo, con dei punti che vi saranno assegnati alla fine di ogni missione.


Salve! Sono dell’Enel, mi è stato detto che qui non pagate la bolletta!

Pensate sia finita qui? Sbagliate ancora: nel corso dell’avventura il protagonista incontrerà varie persone distese a terra che vorranno essere aiutate, Volete curarle con una piccola scarica? Basta agganciarle con R1 e tenere premuto triangolo, questa buona azione farà salire il vostro Karma positivo ma…se avete bisogno di energia, e c’è un piccolo, povero omino disteso a terra a chiedere aiuto? Che ne dite di Biodrenarlo? agganciatelo con R1 e premete velocemente quadrato per succhiargli l’energia vitale e salvarvi la pelle, naturalmente immaginate già che karma andrà ad incrementare questa azione vero?
Volete essere dei bravi poliziotti? Stendete un criminale e dopo averlo agganciato con R1premete cerchio per intrappolarlo con delle morse elettriche, che lo imprigioneranno al suolo fino all’arrivo della polizia.
Cole ha avuto incredibili superpoteri dall’esplosione, ma non è immortale, i nemici saranno una presenza costante nel gioco e vi daranno molto filo da torcere. Se il protagonista verrà ferito gravemente lo schermo verrà contornato da schizzi di sangue e si annebbierà fino alla perdita dei sensi, a meno che non riusciate a succhiare energia elettrica in grado di curarvi e di salvarvi da un game over.
Il gameplay risulta semplice e molto vario, con un sistema di copertura nelle sparatorie buono e istintivo ed un intelligenza nemica ben calibrata, che vi metterà più in difficoltà negli scontri con gli scagnozzi che in quelli con i boss.
Il sonoro di una scossa elettrica è vivo ed eccitante come il resto degli effetti sonori del gioco, tuttavia qualche dialogo, soprattutto con Zeke, è un po’ scadente e privo di qualsiasi significato. Inoltre il gioco è localizzato in italiano sia nei dialoghi che nei menù, con undoppiaggio del protagonista a volte troppo serio. Infamous saprà prendervi ed elettrizzarvi dandovi la scossa giusta che vi farà appassionare al suo immenso gameplay.

VA BENE LA RETE ELETTRICA, MA QUELLA ONLINE?

Niente online, una brutta notizia per tutti quelli che speravano di friggere i propri amici online, Infamous è un gioco vasto di per sè che non ha provato ad espandersi verso l’esterno, un vero peccato perché un deathmatch con i poteri di Cole fra le strade di Empire City sarebbe stato unvero spettacolo, chissà che gli sviluppatori non accolgano questa preghiera. Comunque vi saranno 50 trofei che vi terranno impegnati per qualche ora aggiuntiva.

Per tutti i collezionisti vi sarà anche un edizione speciale che si aggirerà intorno ai 70 euro, contenente oltre al gioco, un art book, una confezione esclusiva e un codice per scaricare un potere segreto chiamato Gilgamesh blade, quest’ultimo potrete provare ad ottenerlo qui su games.it partecipando alla speciale BATTLE che si terrà nel mese prossimo, restate sintonizzati per ulteriori informazioni.
 

ENERGIA ALTERNATIVA

Sonoro: 84– Ottima caratterizzazione in italiano e un alto spessore sonoro delle scosse elettricheGrafica: 79 –Un po’datata con qualche ambientazione ripetitiva, spettacolare però la personificazione video ludica dell’elettricitàGiocabilità: 92 Gameplay enorme, vastissimo e vario in ogni sua mission
Longevità: 95Tantissime missioni contornate da 50 trofei e oggetti nascosti che vi prenderanno fino a 30 ore di gioco, uno dei più longevi nella storia della PS3

Online: / –Ci sarebbe tanto piaciuto ma…niente!
Voto Finale: 88/100 – La nuova fatica dei Sucker Punch approda trionfalmente in esclusiva sulla console principale di casa sony. L’elettricità non e mai stata così viva in un videogioco, Infamous saprà, letteralmente, fulminare il giocatore per la sua immediatezza e semplicità, per le sue scelte tra bene e male ma anche per la grande longevità e varietà del suo gameplay capace di infondere tanti generi in piccole dosi che stuzzicheranno il giocatore a scoprire ogni nuova missione. Purprivo di una modalità online, Infamous è un titolo consigliatissimo che saprà divertire e appassionare qualsiasi tipo di pubblico video ludico.

 

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Dante’s Inferno:Non è proprio come da lui descritto !

March 20, 2011 at 1:38 pm (Giochi News)

Dante's Inferno: la recensioneAttingendo allo sconfinato patrimonio storico e letterario italiano, dopo lo splendido Assassin’s Creed 2 di Ubisoft un’altra multinazionale dell’industria videoludica subisce il fascino ipnotico del Belpaese: stiamo naturalmente parlando di Electronic Arts e del suo attesoDante’s Inferno.

Affidato alle amorevoli cure dei ragazzi diVisceral Games (all’attivo le saghe di Dead Space e de Il Padrino), Dante’s Inferno ambisce a riproporre in chiave squisitamente interattiva i luoghi e le anime dannate che il Sommo Poeta fiorentino descrive nella prima cantica dellaDivina Commedia, intraprendendo così un vero e proprio viaggio negli abissi più reconditi (e spaventosi) dell’animo umano.

Non potendo in alcun modo avvicinarsi anche solo lontanamente al pathos e al tenore narrativo raggiunto da Dante Alighieri nel suo immortale poema, gli sviluppatori della storica sussidiaria statunitense di EA ne hanno perciò reinterpretato liberamente i canti e i versi endecasillabi per regalarci un action che, si spera, non deluderà le aspettative di milioni di appassionati.

Scopriamo assieme, allora, cosa ha davvero da offrirci Dante’s Inferno attraverso questa recensione.

IL DIAVOLO FA LE PENTOLE, DANTE I COPERCHI

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita.

Privata di tutta la rappresentazione allegorica dell’oltretomba cristiano e della visione medioevale del mondo e dell’Europa cattolica del quattordicesimo secolo, l’ultima fatica videoludica di Visceral Games persegue un solo, semplicissimo scopo: quello di dare un minimo senso logico alle azioni che dovremo compiere con (e per) il tritacarne umano che saremo chiamati ad impersonare.

Consci di ciò, inserito il disco nella console diventa leggermente più digeribile il vero e proprio scempio a cui andiamo incontro sin dalle prime battute di gioco, a cominciare dal prologo. Nell’universo “disegnato” dagli ex Redwood Shores, infatti, da illuminato poeta fiorentino Dante diventa un brutale assassino a sangue freddo mandato sul fronte per combattere la Terza Crociata.

Pur dimostrandosi da subito un agile combattente ed un maestro nelle armi lunghe (picche, giavellotti e bastoni), il buon vecchio Dante riceve una pugnalata alle spalle da un nemico avvicinatogli di soppiatto: è a questo punto che lo scaltro crociato si ritrova faccia a faccia con il Tristo Mietitore, che senza indugio alcuno lo condanna all’eterna dannazione per i peccati commessi.

Colto perciò da un’irrefrenabile rabbia per aver scoperto dalla Morte in persona di essere stato un semplice strumento nelle mani della classe politica e del clero corrotto del Vecchio Continente, Dante sfida in duello l’orrendo demone e, sconfiggendolo, gli ruba la falce per intraprendere il lungo e doloroso cammino che lo riporterà a Firenze, tra le braccia di Beatrice.

La scena che gli si para dinanzi agli occhi al ritorno è però tragica: la sua amata è stata uccisa, e la sua anima imprigionata nell’Inferno da Lucifero in persona, che riesce così a consumare nel più crudele dei modi la sua vendetta nei confronti di chi lo ha privato del suo soldato più servizievole (la Morte, appunto). Non tutto, però, è perduto…

Dante's Inferno: galleria immagini

LASCIATE OGNI SPERANZA, VOI CHE GIOCATE

Chi è costui che sanza morte
va per lo regno de la morta gente?

Sfruttando i suoi nuovi poteri, e trovando nelle vicinanze un varco per il cerchio più alto dell’Inferno (il Limbo), Dante riesce così a varcare le soglie del “doloroso regno” con lo scopo di strappare la sua adorata dalle grinfie della Bestia. Per riuscirci, naturalmente, potrà fare sfoggio di tutte le tecniche di combattimento apprese negli anni di cavalierato, potendo inoltre contare sulle capacità soprannaturali assorbite dal demone sconfitto in Terra Santa.

Se da un punto di vista narrativo il protagonista di Dante’s Inferno ripercorre stilisticamente gli eroi (solitari e dal doloroso passato) di film come “Il Gladiatore”, “300″ o “Braveheart”, per quanto riguarda invece la giocabilità abbiamo un solo ed unico punto di riferimento, ossia la saga videoludica di God of War.

Nonostante l’introduzione di un’inedito percorso morale da scegliere in base al tipo di “punizione divina” da infliggere al peccatore di turno (Espiazione della pena con la Falce, Redenzione con la Croce), tutta l’impalcatura videoludica di Dante’s Inferno viene sorretta dal lavoro svolto in lunghissimi anni di perfezionamento dai ragazzi di SCEA Santa Monica in God of War.

In mancanza però di una regia capace di imprimere al tutto una spinta evolutiva costruttiva e, soprattutto, un carattere distinguibile da quello del marasma delle produzioni simili, si finisce inevitabilmente con lo storpiare i capolavori del genere, limitandosi a scimmiottarne il passato senza offrire, al giocatore, nulla che valga davvero la pena di essere ricordato negli anni a venire: la differenza tra un God of War e un Dante’s Inferno sta essenzialmente in questo.

L’utilizzo che gli sviluppatori di Visceral Games fanno della telecamera fissa nelle sessioni di gioco ne è un esempio lampante: come ben sanno tutti coloro che lavorano nel campo della computer grafica, serve davvero tanta esperienza (ed uno spiccato senso artistico) per riuscire ad accentuare gli aspetti migliori della propria opera digitale modificando in un modo così netto il punto d’osservazione dello sfondo, prova ne siano gli ambienti di Dante’s Inferno che, seppure di pregevolissima fattura, in più di un’occasione vengono letteralmente brutalizzati da una gestione infima della telecamera (portando addirittura a fastidiosissimi game over multipli nelle fasi in quick time event).

Dante's Inferno: galleria immagini

MULTIPLAYER

Nonostante l’Inferno disegnato dai ragazzi della sussidiaria di EA, nella sua “versione liscia”, sia un luogo esplorabile esclusivamente in solitaria, sono già stati annunciati diversi contenuti aggiuntivi che andranno ad integrare una componente cooperativa all’attuale campagna in singolo (Virgilio permettendo).

Attraverso l’espansione “Tribolazioni di Santa Lucia”, ad esempio, viene offerta al giocatore la possibilità di creare arene personalizzabili mediante l’aggiunta di creature da affrontare sia con Dante che, volendo, con Santa Lucia.

Data la natura stessa del titolo, però, quella multigiocatore rappresenta e continuerà a rappresentare un’esperienza assolutamente marginale rispetto all’offerta videoludica della componente in singolo (basti pensare all’assenza, in Rete, delle sequenze in QTE, dell’evoluzione del proprio personaggio e delle scelte morali con cui assolvere o punire i peccatori narrati nella Divina Commedia).

Dante's Inferno: galleria immagini

GRAFICA E SONORO

La componente grafica di Dante’s Inferno, pur soffrendo degli stessi alti e bassi che ne caratterizzano il lato narrativo, riesce a rappresentare magnificamente i nove spaventosi gironi che saremo chiamati a percorrere per riprenderci la nostra bella. L’esperienza maturata dai ragazzi di Visceral Games con la saga di Dead Space ha sicuramente giovato alla causa, proponendoci così un mondo di gioco pulsante di rabbia e crudeltà. Oltre alla splendida caratterizzazione dei “livelli” e dei nemici maggiori, una citazione a parte meritano gli intermezzi filmati: crudi, disumani, grondanti di dolore e disturbanti quanto basta per poterli tranquillamente giudicare come la parte più riuscita ed ispirata dell’intera produzione.

Nella nostra ipotetica scala di valori, immediatamente dopo i filmati in computer grafica troviamo il comparto sonoro nel suo complesso: il tetro viaggio che intraprenderemo nei panni del crociato Dante ci offrirà uno spaccato d’effetto dell’Inferno e delle anime agonizzanti che saremo chiamati a giudicare. Le grida estranianti dei dannati, gli immensi strapiombi dominati da un silenzio ancestrale e il rauco brontolio dei demoni danno davvero l’impressione di trovarci lì, nel cuore bollente e rabbioso della Terra così com’era concepita nel tardo medioevo.

Dante's Inferno: galleria immagini

COMMENTO FINALE

Pur lodandone il coraggio, ai ragazzi di Visceral Games non possiamo (nè vogliamo) perdonare il modo in cui sono riusciti a stravolgere una delle opere letterarie più incredibili ed appassionanti che siano mai state scritte da mano umana (da qui l’aggettivo di “Divina Commedia”, attribuito da Boccaccio). Un profondo abisso, e non solo narrativo, divide infattiDante’s Inferno dalla Divina Commedia, ben più di quanto riesca ad esserci tra un kolossal cinematografico ed un film porno dal titolo assonante.

Anche evitando di scomodare nuovamente il Sommo Poeta e concentrandoci esclusivamente sulla componente videoludica, l’ultima creatura della sussidiaria statunitense di Electronic Arts non riesce nemmeno a superare il confronto con la pesantissima eredità storica dei titoli da cui ha attinto quasi tutto il lato interattivo, cominciando proprio da quel God of War che tanto ha dato al genere e che, ancora una volta, rappresenta una vetta qualitativa difficilmente raggiungibile da una concorrenza che, vedasi Dante’s Inferno, si limita a seguirne le orme senza azzardare un minimo accenno di sorpasso.

 

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E’ il momento di parlare di giochi calcistici:Fifa e Pes 2011

March 20, 2011 at 1:34 pm (Giochi News)

FiFA:

FIFA 11: la recensioneCome ogni anno da un bel po’ a questa parte, la sfida per il trono di simulazione calcistica si rinnova ancora una volta tra le due principali serie del genere, quanto mai negli ultimi tempi vicine tra loro e divise quasi alla pari tra le schiere di appassionati (o forse dovremmo dire di veri e propri tifosi) dell’una e dell’altra.

Le edizioni 2011 di FIFAPES hanno anche avuto per la nostra gioia un piccolo anticipo nell’arrivo sul mercato rispetto alle abitudini passate, mettendo così la palla al centro dei nostri schermi già a partire da fine settembre. Dopo il sorpasso operato secondo molti da FIFA ai danni di PES l’anno scorso, la serie EA è chiamata al difficile compito di confermare quanto di buono visto finora, offrendo possibilmente quel qualcosa in più che è lecito aspettarsi da una nuova edizione.

PES:

Proporre ogni anno una simulazione calcistica è dura, c’è poco tempo per fare decisi cambiamenti e proporre qualcosa di realmente nuovo agli occhi degli utenti; se poi parti col piede sbagliato sono dolori, soprattutto quando la concorrenza non sta a guardare e anzi sembra aver imbeccato la strada del successo. Il passaggio all’attuale generazione di console per quanto riguarda Pro Evolution Soccer è stato abbastanza traumatico in tal senso, perché la serie ha virato verso una vena arcade e si è portata sul groppone difetti “storici” che col passare del tempo sono diventati sempre meno sopportabili.

Un PES (quasi) tutto nuovo

Non ha mai perso quella componente di divertimento soprattutto in multigiocatore offline, ma è chiaro che di questi tempi e alla luce di un’uscita annuale c’è bisogno di qualcosa di più, di una sterzata che possa riportare la serie ai massimi livelli di un tempo. PES 2011 sembra volersi dirigere proprio verso questa direzione, perlomeno tutte le novità presenti sono azzeccate e finalmente possiamo guardare con ottimismo anche al futuro. 

Questione di personalizzazione

Il testimonial di quest’anno non poteva che essere ancora la pulce Lionel Messi, protagonista del filmato introduttivo e sfondo per il menu principale, che come da tradizione dispone di una nuova veste grafica molto stilosa. 
I più curiosi possono scovare tutte le novità del gioco in un filmato corposo che parte saltuariamente quando si lascia il titolo sulla schermata iniziale, ad ogni modo le caratteristiche che saltano all’occhio sono rappresentate dalla conferma della Champion’s League e dall’introduzione di Coppa Santander Libertadores e Master League Online. Su quest’ultima ci torneremo più avanti, le prime due rappresentano sicuramente alcuni dei fattori che aumentano l’atmosfera e l’immedesimazione, in quanto in PES 2011 queste due competizioni sono riprodotte in tutto e per tutto a partire dai loghi, passando per musica di sottofondo (anche l’inno alla gioia nel caso della Libertadores), sponsor negli stadi e la grafica che illustra le formazioni in campo piuttosto che statistiche e risultato.

Un PES (quasi) tutto nuovo

Un lavoro certosino e davvero apprezzabile per chi segue il calcio dal vivo e in tv, e una buona “scusa” per aumentare la longevità dura e pura. A supporto abbiamo anche la Supercoppa Europea e l’Europa League, dotate allo stesso modo della propria sigla e grafica di contorno. Prima di avvicinarci al campo di gioco è bene notare quali sono le opzioni più interessanti che PES 2011mette a disposizione, al di là dell’installazione su disco fisso (facoltativa e ci impiega poco meno di 7 minuti) la possibilità di utilizzare le musiche dalla propria dashboard, la lingua della telecronaca e una sezione statistiche lunga ben sei pagine che esprime in maniera dettagliata tutto quanto fatto con le varie modalità di gioco. La sezione denominata contenuti extra è potenzialmente interessante e permette innanzitutto di scaricare le rose aggiornate (per dovere di cronaca nella nostra copia recensione gli ultimi trasferimenti non erano ancora presenti, tipo core ‘ngrato Quagliarella dal Napoli alla Juventus) e di accedere a una sorta di negozio interno mediante il quale si possono acquistare acconciature, palloni anche di forma irregolare (come un barile!), scarpini, giocatori e squadre classiche fino ad arrivare a musiche retro e livree particolari per gli stadi mediante l’utilizzo di GP che si accumulano vincendo partite e altro. Avete letto bene, quest’anno l’editor di PES 2011 è estremamente completo, a partire dalla creazione di giocatori ex novo o la personalizzazione di quelli già esistenti senza restrizioni, passando per il nome dei campionati e il loro logo.

Un PES (quasi) tutto nuovo

In quest’ultimo caso è possibile costruirlo da zero con un’apposita interfaccia oppure scattare una foto con la telecamera o ancora importare delle immagini da disco. L’editor degli stadi è ugualmente completo, è possibile crearne uno ex novo ma di forma fissa; la cosa interessante è la scelta del tipo di tribuna tra quelle a disposizione, la livrea di tetto, soffitto e recinzioni, il colore dei sedili, le panchine, il tipo di illuminazione e lo sfondo. Tutte le livree sono personalizzabili con immagini importate dal disco fisso mentre come detto ce ne sono anche di buffe e retro come quelle di Gradius e Castlevania, che si acquistano nel menu degli extra. Immaginate una partita con i vostri giocatori dotati di zucca in testa in uno stadio dai colori sgargianti e con lo sfondo di una navicella spaziale. 

Trofeo PS3PES 2011 mette a disposizione 28 trofei, dei quali 5 oro e 11 argento. Per ottenerli tutti bisogna ovviamente vincere Champions League e Coppa Libertadores a qualsiasi livello di difficoltà, mentre quelli più lunghi sono legati alla stagione perfetta in Master League piuttosto che ad ottenere il riconoscimento come migliore giocatore al mondo in Diventa un Mito. Quello più difficile online invece prevede il riuscire ad ottenere il 75% di vittorie nelle ultime 20 partite classificate.

Il pre-partita

State fremendo per sapere com’è il gioco, giusto? Ci stiamo arrivando! Una volta selezionata una partita di qualsiasi genere, in base alla modalità scelta, è come sempre possibile gestire tutti i parametri legati allo stadio, palloni e condizioni atmosferiche. La gestione della propria squadra ha subito pesanti modifiche nell’interfaccia e Konami ha fatto un lavoro eccellente per renderla più intuitiva e immediata, secondo il concetto del drag’n drop. Nella metà di schermo adibita alle proprie informazioni è infatti presente un campo da gioco in miniatura con all’interno dei pallini che rappresentano i titolari e sul lato invece la lista esplosa e completamente visibile dei giocatori in panchina e in tribuna. A questo punto ogni modifica della formazione, posizione o altro viene fatta con un cursore libero che permette appunto in maniera veloce e intuitiva di fare sostituzioni, un deciso passo avanti rispetto alla precedente edizione. Alla base del campo raffigurato è invece possibile imbastire le strategie da richiamare in campo, la gestione del possesso palla e così via; particolare menzione va fatta per la gestione delle finte tanto care ai giocatori più smaliziati. Il loro utilizzo è demandato allo stick analogico destro, la cosa interessante è che possono essere completamente personalizzate e collegate tra loro secondo le quattro direzioni cardinali, relative alla posizione del giocatore oppure fisse. Grazie a un editor apposito è possibile ad esempio associare alla direzione destra il doppio passo seguito da un dribbling secco a sinistra e poi l’elastico a destra, fino a un massimo di quattro finte per direzione. C’è anche la simulazione, ma tutte le volte che l’abbiamo provata in partita siamo stati inesorabilmente ammoniti.

 

Passaggi liberi

La coppia Pardo-Altafini, seppur divisa nella realtà per il passaggio del primo a Mediaset Premium, attende ancora una volta i calciatori sul campo di gioco e fa il suo onesto lavoro. Dal punto di vista tecnico sono migliorate le transizioni da un commento all’altro e il tutto appare credibile rispetto a quello che accade su schermo, seppure non mancano gli svarioni che a quanto pare dopo tanti anni sono impossibili da eliminare. Parlando del gameplay vero e proprio, Konami sembra aver inquadrato per gran parte i problemi che caratterizzavano i precedenti capitoli e prima di tutto il ritmo di gioco è vistosamente calato (a ogni modo è possibile ridurre o aumentare la velocità di due punti) e le differenze tra i vari giocatori sono sì marcate nei fondamentali quali dribbling e reattività, ma sono meno irrealistiche o tendenti all’arcade.

Un PES (quasi) tutto nuovo

Per fare un esempio Messi può avere la meglio solo se lanciato in velocità con spazio sufficiente e in controtempo rispetto al difensore, perché ora non è più possibile fare sgroppate di decine di metri sfruttando unicamente la velocità, ma si viene raggiunti abbastanza velocemente dagli avversari. A supportare questo nuovo tipo di gameplay c’è anche un’ottima fisicità nei contrasti di gioco, chiaramente avvertibili e legati alla stazza di ogni giocatore. Gli scontri senza palla vengono adesso puniti maggiormente e finalmente anche l’ostruzione non passa inosservata da parte dell’arbitro così come la pressione di X e quadrato per chiamare il pressing, che se ossessiva o comunque fuori tempo porta unicamente al fischio del fallo. Un’altra novità piuttosto importante è rappresentata dai passaggi a 360 gradi: adesso è infatti finalmente possibile effettuare il passaggio nella direzione voluta, dovendo dosare anche la potenza a seconda della distanza. Un passo in avanti che permette di aumentare la varietà del gioco prodotto e sperimentare soluzioni prima inaccessibili per la serie, che anche per questo era stata additata di avere uno stampo troppo arcade nei suoi fondamentali. Konami ad ogni modo ha optato per non dare la scelta al giocatore sul grado di libertà dei passaggi, instradandolo invece dove ritiene migliore raggiungendo un compromesso tra automatismo e completa manualità e sopperendo alla precisione non perfetta dell’analogico in relazione alla visuale: basta quindi inquadrare bene la zona dove si vuole indirizzare la palla, e se c’è un compagno il passaggio stesso sarà piuttosto preciso.

Il momento del goal

Dulcis in fundo il sistema di animazioni è stato completamente riscritto e adesso ne abbiamo alcune davvero bellissime da vedere e più amalgamate tra loro rispetto al passato, anche se non siamo ancora a livello della concorrenza. Ad ogni modo basta scrutare un qualsiasi replay per apprezzarne la qualità e la varietà che non è fine a sè stessa perché a beneficiarne è anche la reattività dei calciatori in campo e i “tempi di attesa” durante i contrasti o altre situazioni che richiedono un minimo di automatismo. A tal proposito rimangono alcune situazioni di panico quali bagarre sulla linea o deviazione sottomisura: in questo caso il difensore la maggior parte delle volte spazzerà la palla magari in calcio d’angolo, automatismo “imposto” ma che ci sembra accettabile nell’ottica di voler simulare una partita di calcio e non una gara tra superuomini.

Un PES (quasi) tutto nuovo

Tutte queste modifiche e novità danno una sensazione decisamente di freschezza aPES 2011 e ne fanno virare le corde finalmente verso la simulazione, visto che bisogna imbastire l’azione in maniera manovrata più di prima considerato che l’intelligenza artificiale degli avversari copre il campo in maniera migliore. Per competere ad alti livelli bisogna inoltre utilizzare assolutamente strategie e tattiche varie per permettere alla squadra ad esempio di gestire meglio il contropiede oppure di allargarsi quando l’avversario è molto chiuso; per fare un paragone negli episodi precedenti l’esigenza di dover mettere mano alle direttive e altro l’avevamo sentita molto di meno. Quello che però riporta la serie sulla terra e in canoni che oramai hanno stufato sono quei binari infami che non permettono di avere completo controllo del calciatore. Anche se sono stati ridotti o eliminati in alcune situazioni, in altre rimangono e sono decisamente fastidiosi, come in occasione di tutte le linee di rimessa laterale, ma anche in presenza di palloni vaganti che devono essere rincorsi da entrambe le squadre. Un vero peccato perché il controllo totale sui giocatori avrebbe permesso di aumentare ancora la varietà e la vena simulativa del titolo, probabilmente sarebbe stata davvero la discriminante per una completa rivoluzione della saga per la quale dovremo invece attendere ancora. Saltando di palo in frasca un altro pesante difetto, questa volta concettuale, è il poco sforzo profuso da Konami per quanto riguarda le licenze di squadre e di riflesso dei calciatori. Vedere nel 2010 ad esempio la Serie A senza nome e logo ufficiale piuttosto che il campionato inglese decimato dalla mancanza di squadre con nomi e divise ufficiali è francamente inaccettabile.

Un PES (quasi) tutto nuovo

Qualche altro campionato europeo poi non avrebbe guastato, seppure grazie alla coppa Libertadores si sono aggiunte nuove squadre che comunque hanno meno appeal per i videogiocatori nostrani. Precisazione relativa al nostro campionato, il Palermo di Zamparini sembra abbia dato parecchi grattacapi sia a Konami che Electronic Arts, in quanto non dispone della divisa ufficiale in nessuna delle loro produzioni. Nota di merito invece sull’aspetto tecnico, dove Konami ancora una volta è riuscita a fare un lavoro egregio nella realizzazione di maglie e volti dei giocatori, che sono impressionanti per somiglianza con quelli più famosi e buoni anche per gli altri: vedere un Grava del Napoli perfettamente riprodotto è infatti piuttosto sorprendente. Il resto del comparto tecnico è buono come detto nei giocatori e nelle texture, la regia legata ai momenti salienti o ad altre cose come sostituzioni, falli e in generale tutto il contorno della partita è realizzata egregiamente e sicuramente contribuisce ad aumentare l’immedesimazione, quest’anno però Konami ha introdotto un effetto di blur che viene applicato ad esempio quando si rivede un tiro o nelle esultanze; sarebbe anche carino se non fosse così accentuato in alcuni casi, “pratica” che ci fa pensare a un utilizzo atto a mascherare qualche imperfezione nel frame rate.

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Darksiders-Recensione

March 20, 2011 at 1:24 pm (Giochi News)

Oscurato da quelli che dovrebbero essere i giochi più attesi dell’anno, si fa strada a gran voce un titolo per console di grande qualità: Darksiders.

Questo videogame è nel classico stile action in terza persona, sviluppato interamente dalla poco nota Vigil Games. Questa casa, nonostante questo sia il suo primo videogioco rilasciato, dimostra da subito un ottimo potenziale, difatti questo gioco è una vera e propria promessa tra i giochi d’azione in terza persona. Il gioco si troverà quindi a fronteggiare colossi come Dante’s Inferno e God of War III, in un anno ricco di sorprese.

Innovazione o Copiatura?

Il gioco presenta un argomento trattato in pochissimi giochi prima di lui: l’ Apocalisse. Il giocatore sarà difatti chiamato a controllare un personaggio dai poteri indicibili: Guerra. Trattandosi di uno dei quattro cavalieri i programmatori avrebbero dovuto conferirgli delle abilità innate ma, con una trama studiata alla perfezione, sono riusciti a rendere il gioco bilanciato ed intrigante in tutti i suoi aspetti. 

Non si può negare che il genere di azione in terza persona sia ormai diventato monotono,tutti i giochi hanno preso ispirazione da God of War oppure dalla ormai quasi decennale saga di Devil May Cry, ma questo capitolo è riuscito a ridare quel rinnovamento necessario al genere,eliminando il più possibile i cosiddetti “quick time event”,rendendoli veloci e scorrevoli. Anche attorno a questo gioco,così come sta accadendo con Dante’s Inferno e Bayonetta, si è alzata la critica da parte di molte persone che sostengono che Darksiders abbia copiato la struttura del gioco dall’ormai celeberrimo God of War. Tutt’altro dicono gli uomini di Vigil Games,che affermano di aver preso sì spunto da giochi come God of War, Devil May Cry e addirittura aver “copiato” il motore grafico di Prototype.

Guerra, un cavaliere, un complotto.

La storia ci catapulta in quella che, a prima vista, potremmo definire la solita minestra riscaldata, ma approfondendo quella che è la narrazione mitologica che ci sta dietro: dopo la guerra tra gli eserciti di InfernoParadiso essi vengono misteriosamente catapultati sul regno degli uomini. Assieme ad angeli e demoni,anche Guerra si ritrova sul nostro mondo. Il suo compito in questo videogame è quello di riportare l’armonia tra i tre mondi e scoprire chi ha complottato al fine di spezzare il settimo sigillo,condannando alla fine la Terra,prima del suo tempo. Il titolo siaprirà in un intreccio interessante e coinvolgente,che integrerà subito il giocatore nell’atmosfera intensa di cui il gioco è ricco.

Combattimenti?Roba passata…

Obbiettivamente parlando il gioco è strutturato in maniera completamente diversa dai capitoli sopracitati. Esso difatti si propone come un gioco pilotato da molti rompicapi e da battaglie estenuanti, caratterizzate da orde di nemici. Altra novità è data dalla possibilità di agire in un free roaming parziale, caratteristica praticamente assente nei capitoli di questo genere.
Il gameplay del gioco si mostra come una serie di combinazioni di azioni, nemici, combo, mosse speciali e armi pressocchè infinite. Darksiders mostrerà come sia possibile unire il fattore rompicapo a quello del combattimento. In questo capitolo vedremo che, stranamente, la parte deicombattimenti non rappresenta più del 40-50% del gioco ,ma sarà dominato dal fattore che avrà aperture parecchio ampie e non poco ostiche. Ciò che rende il gioco particolarmente appassionante è la presenza di nemici sempre diversi e Boss strepitosi, i quali avranno sempre un punto debole da saper trovare e sfruttare. A favore di Guerra intervengono vasto arsenale di armi (potenziabili,dalla Divoracaos,la spada che si nutre del caos della battaglia,sino ad una mitragliatrice)e il suo destriero: Rovina 

Ogni cosa ha il suo prezzo,in questo caso,le anime…

La moneta di scambio che si potrà usare nel videogioco è rappresentata dalle anime dei nemici uccisi in combattimento. Le anime sono solamente di tre tipi: moneta, salute e ira. Le primesaranno utilizzate attraverso il demone Vulgrim (che vedremo meglio più avanti) per comprare potenziamenti e armi nuove, le seconde ristabiliranno parzialmente la vita di Guerra e le ultime aumenteranno l’ira di guerra, che può essere usata come Mana per le magie. Le anime potranno anche essere trovate attraverso degli scrigni speciali, che saranno nascosti nello scenario e aumenteranno notevolmente il volume del “portafogli di guerra”. 

Come già preannunciato, Vulgrim è un personaggio chiave del gioco. Egli è un demone corrotto che scenderà a patti con l’Arso Consiglio, dando al protagonista informazioni e oggetti in cambio di un numero spropositato di anime. Oltre a vendere oggetti, mosse e armi al nostro “eroe”, Vulgrim sarà utile soprattutto per gli utenti pigri,che potranno usare quelli che sono gli spostamenti veloci,il cosiddetto “fast travelling”.

20 ore di distruzione e caos.

Il gioco presenta una storia lunga ed emozionante, arrivando a toccare quelle che sono le 20 ore di gameplay. I programmatori hanno scelto una perfetta accoppiata tra durata del gioco e storia, anche se ad essere sinceri alcune missioni potevano tranquillamente essere omesse. Alcuni passaggi si ritrovano ad essere francamente di troppo,anche se nell’insieme contribuiscono a quella che potrebbe essere la bellezza grafica del gioco. Caratteristica molto buona del gameplay è la varietà dello stesso,non ci troveremo mai,difatti,a risolvere due enigmi uguali o ad uccidere due boss uguali,inoltre il gioco presenta un innumerevole quantità di aree segrete da scoprire,nascoste all’interno dell’ambientazione principale. 

Ma laddove il gioco si presenta lungo, ecco sorgere uno dei pochi difetti del gioco: esso non presenta rigiocabilità. Se avete eseguito un certo enigma, non avrete più modo,se non reiniziando il gioco,di risolverlo nuovamente. Questa è una pecca che influisce non poco su quello che è un voto oggettivo,infatti ad innumerevoli giocatori piace “rivivere” quelle che sono state le parti salienti del gioco,senza però doverlo iniziare di nuovo.

Entrate nel dettaglio!

Da quanto dicono vari rumors, sembrerebbe che il grafico incaricato della cura dei dettagli abbia disegnato manualmente ogni singolo effetto di quello che è un masterpiece grafico. In questo capitolo ci troveremo di fronte ad una tra le maggiori cure dei dettagli (soprattutto a livello dei personaggi) mai visti nella storia videoludica. Infatti, i dettagli nelle creature, sia demoniche che angeliche, ci catapulteranno in quello che è un mondo quasi realistico e che ci regaleràun’infinità di emozioni. Gli effetti di attacchi e magie sono stati magistralmente gestiti, con un outcome semplicemente spettacolare. Il gioco non presenta,come detto da alcuni,problemi di screen tearing,al contrario,il gioco trova un’ottima sincronizzazione per quanto riguarda il movimento, lasciando l’immagine compatta e precisa anche negli ambienti più stressanti. 

Ciò che fa leggermente storcere il naso è la cura generale dei posti, dettagliata in tutto per tutto,ma forse anche troppo, rendendo il paesaggio spesso monotono e in alcuni punti addirittura piatto.

Per quanto riguarda la parte del sonoro,ci ritroviamo davanti ad un miracolo della tecnologia.L’audio del gioco non presenta sbavature di nessun tipo, i suoni sono puliti e realistici; le voci spesso profonde e curate sono state una delle scelte più azzeccate per questo capitolo. Lamusica presenta un ritmo frenetico per quanto riguarda le battaglie,creando un’atmosfera che ci proietterà in quella che è la vera essenza del gioco. Per quanto riguarda le musiche ambientali,anche quelle sono state curate alla perfezione,se non per qualche piccolo disaccordo area-sonoro,ma grazie a quello che scopriremo essere il ritmo serrato di un gameplay frenetico,non avremo la possibilità di accorgerci di queste piccole sbavature.

Assenza di online non significa poco divertimento

Il gioco purtroppo non presenta la funzione di partite online, concetto che avrebbe potuto essere rivisto da parte degli sviluppatori,sebbene questa mancanza non implichi per forza che il gioco sia poco divertente,sebbene faccia calare il valore generale di questo capitolo.

Valutazioni

Grafica: 9 – La grafica eccelle nel suo genere,con effetti particolarmente curati,forse anche troppo,rendendo l’atmosfera occasionalmente piatta e poco coinvolgente. 

Sonoro: 9,5 – Il sonoro rappresenta il punto di forza di questo gioco:musiche coinvolgenti ed effetti realistici,facendoci calare in un atmosfera di pieno coinvolgimento.

Gameplay: 8,5 – Il gameplay è vario e vasto,anche se obbiettivamente alcune cose potevano essere tralasciate,perchè è chiaro che fosse acqua per allungare la minestra.

Longevità: 9,5 – 20 ore di emozioni non-stop,accompagnate da un considerevole numero di filmati,oltre a decine di posti segreti da trovare.

Interazione: 8 – L’interazione Giocatore-Nemico si piazza sotto la media generale,certo,non ci saremmo mai aspettati una certa intelligenza da parte di decine di demoni che ci attaccano senza un’apparente ragione,ma ci aspettavamo sicuramente di più che dei nemici che si lanciano da soli nella lava se l’utente è dall’altra parte; migliorabile.

Online: /

Valutazione Finale: 8,9

Darksiders si preannuncia come un ottimo rivale a dispetto di quelli che sono i commenti generali che sono venuti a crearsi. Il gioco sarà chiamato a fronteggiare  Dante’s Inferno e God of War III, decisamente più quotati sulla base delle demo. Il capitolo trattato potrà uscire a testa alta agli inizi del 2010, grazie alle sue caratteristiche innovative e grazie alla sua cura dei dettagli. Non è certamente il gioco perfetto,ma è un ottimo spunto per quelli che dovrebbero essere tutti i giochi d’azione in terza persona: cura nei dettagli, grafica impressionante, battaglie frenetiche e ritmo serrato. Per quanto riguarda la grafica si ha un capolavoro di dettagli, con un impressionante lavoro ed una cura dei particolari forse esagerata. Il sonoro si radica tra i migliori mai sentiti, assieme ai particolari dei personaggi e alla grande qualità della storia, intrigante e soprattutto misteriosa.

conclusione:gioco più che buono !

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Red Dead Redemption

March 20, 2011 at 1:18 pm (Giochi News)

Stanche di gironzolare per le affollate strade di Liberty City? Avete già rubato ogni tipo di autovettura? Avete spacciato tutto quello che potevate spacciare? Siete diventati i re del criminedella città? Bene, perché Rockstar ha appena deciso di portare nuovo pane per i vostri denti!
Un altro GTA? No, meglio! Preparatevi a rubare cavalli, assaltare treni, duellare a suon di revolver e a tanta, tanta polvere! Una Morte Rossa Redenzione vi attende nel far west di Rockstar che è pronto a regalarvi tanto divertimento in stile spaghetti western!

WILD WILD WEST

John Marston, noto cowboy di una spietata gang criminale, viene tradito dai suoi compagni e lasciato a morire in una strada polverosa del deserto, ma mentre gli avvoltoi pregustavano già la sua carcassa, un carro con una donna bionda e un uomo soccorrono John portandolo alla fattoria dei McFarlne. Al suo risveglio il nostro cowboy scopre di essere stato salvato da Bonnie, figlia delproprietario della fattoria, che dopo averlo rimesso in sesto gli chiederà di svolgere qualche commissione come la ronda notturna nel ranch, occuparsi della mandria e infine gli insegnerà ad usare il lazzo per prendere i cavalli selvaggi. Durante i suoi lavori, John farà la conoscenza dello Sceriffo di Armadillo, un uomo rude e duro ma fedele alla legge e delle banda dei fratelli Bollard, spietati banditi che tormenterà continuamente il ranch di Bonnie arrivando addirittura a bruciare la stalla con tutti i cavalli che fortunatamente John farà scappare.
Le angherie dei Bollard si faranno sempre più pesanti finche un giorno, uno scagnozzo della loro cricca, non avvertirà lo Sceriffo e il padre di Bonnie, che sua figlia è stata rapita e che se non viene liberato uno dei suoi compari tenuto nella prigione dallo Sceriffo, la bella Bonnie sarà usata dai banditi per sfogare i loro istinti.
Lo Sceriffo e John partono alla carica per riportare Bonnie al padre e irrompono nel covo dei banditi proprio durante l’impiccagione della ragazza, che grazie a John verrà salvata dall’impiccagione e riportata al ranch per essere curata.
Pian piano che la trama si infittisce si scoprirà che John è stato mandato dal governo federale per catturare uno dei suoi vecchi compari, che ora è diventato uno dei fuorilegge più potenti della zona.
Questa è solo la prima parte della storia del gioco che si sviluppa esattamente come in GTA e cioè portando avanti le missioni principali potremo avere aggiornamenti sulla storia del gioco, portando a termine invece le sottomissioni, come i lavori per gli sconosciuti, potremmo conoscere dettagli riguardanti la precedente vita da bandito di John dove ne ha combinate davvero di tutti i colori.
Il linguaggio e il modo duro e crudo in cui la storia e il west stesso vengono raccontati in questo videogioco è davvero entusiasmante e porta il giocatore a vivere uno spaghetti western per eccellenza dove l’unica cosa mancante sembra essere Clint Eastwood.

La trama, a differenza di GTA dove scorreva a senso unico e cioè verso azioni criminali, può quiinvece essere interpretata dal giocatore, nel senso che sarà proprio il giocatore stesso a decidere se intraprendere la via del fuorilegge o quella dell’uomo onesto e puro che, presa visione dei suoi peccati, ha finalmente deciso di cambiare.
Questo fattore di scelta non potrà che far felici i giocatori che potranno accrescere o diminuire la propria fama.

Sul fronte ambientazione Rockstar ha saputo creare un vero e proprio paesaggio vivente dove animali e personaggi vivono in simbiosi: volendo fare qualche esempio ci capiterà di vedere alcuni esseri umani essere attaccati dai Coyote, oppure altri fuggire alla presenza di una puzzola, ma gli animali non sono solo nemici, il cavallo sarà il nostro mezzo di trasporto più fidato ( visto che spesso i treni e le diligenze verranno assaltati dai banditi ) anche gli avvoltoi potranno essere utili aiutandoci a capire che in quella zona vi è qualcuno in difficoltà, mentre invece nelle città i cani ci aiuteranno a tenere a bada i ladri di bestiame, insomma la fauna di Red Dead Redemption è più viva che mai donando all’ambiente di gioco un aspetto reale. Oltre all’ottima realizzazione grafica delle ambientazioni, e bello notare come Rockstar abbia impostato la vita delle città che, in continuo movimento, ci mostrano lo svilupparsi della vita di tutti i giorni nel vecchi west fatta di duro lavoro e di tanto sudore sulla fronte.

In città potremo trovare molte cose come i minigiochi nel Saloon ( Poker, BlackJack, Dadi Bugiardi ecc…), i minigiochi all’aperto come il lancio del ferro, in cui dovremmo lanciare dei ferri di cavallo cercando di centrare o avvicinarci il più possibile ad un asta oppure il gioco del coltello nel quale, attraverso una combinazione di tasti, dovremo farci passare il coltello tra le dita senza ferirci.
L’utilità delle città non finisce qui, infatti, oltre ai punti di svago citati precedentemente, ci offrirà un armeria, una farmacia, un droghiere e un sarto, tutti luoghi dove potremo comprare oggetti utili all’avventura. In città è anche possibile comprare dei luoghi di ristoro in cui potrete salvare la partita ( un po’ come succedeva in GTA comprando nuova abitazioni ).

Questo titolo è vivo in ogni suo angolo di gameplay, non mancheranno infatti personaggi che vi sfideranno a duello nel bel mezzo delle strade della città o personaggi chiamati Sconosciuti,sparsi per la mappa di gioco, che vi chiederanno di portare a termine delle missioni secondarie chevi daranno un ottima alternativa per fare una pausa dalla trama principale del gioco.
Ad incrementare le sub-quest del gioco vi saranno le sfide che, visionabili nel menù Select, vi porteranno a raccogliere le erbe nascoste nella mappa del mondo di RDR, a uccidere e scuoiare determinate specie di animali ottenendo così la loro pelliccia, e a portare a termine i requisiti necessari per ottenere un vestito.
Nei punti di salvataggio sarà possibile cambiarsi d’abito, ogni vestito possiede una determinata capacità: il Vestito Elegante ( uno dei primi che sbloccherete ) sarà particolarmente importante perché vi permetterà di barare a Poker, premendo Y/triangolo durante una partita a carte infatti, potrete pescare l’ultima carta dal mazza e tenerla in serbo per una buona mano, ma ttenzione, nel farlo dovrete tenere sempre al centro con l’analogico, una freccia che comparirà in basso al centro dello schermo, in caso non doveste riuscirci gli altri giocatori si accorgeranno dell’inganno e vi sfideranno in un duello.

Ma che West sarebbe senza Alcool? Infatti nei Saloon è possibile, avvicinandosi al bancone, far ubriacare il nostro personaggio, oppure, per chi è in cerca di uno svago alternativo, vi è il cinemadove con un modica cifra potrete visionare un simpatico cartone animato.
Anche nel vecchio West sapevano leggere, e quindi Rockstar ha pensato bene di non farsi mancare alcuni ragazzi dei giornali sparsi per le varie città del gioco che vi venderanno quotidiani su cui poter leggere le notizie della giornata che accadono nel mondo di RDR ( spesso potrete leggere anche delle vostre imprese. )

Ancora non vi basta??? Benissimo perché Rockstar ha introdotto un’ arma alternativa, ma efficace, alle armi da fuoco: il lazzo potrà essere usato sia per domare i cavalli selvaggi sia per “domare” i banditi che una volta incaprettati ( legati per bene ) potranno essere caricati sul cavallo e portati direttamente alla prigione della contea più vicina.
Le taglie dei ricercati, i cosiddetti Wanted, sono infatti un’altra delle numerose Sub-quest del titolo: staccando una taglia di un ricercato ci verranno fornite informazioni del punto in cui è stato avvistato l’ultima volta e poi starà a noi scegliere se riportare il ricercato vivo o morto allo sceriffo ( naturalmente vivo vi farà guadagnare più dollari.)

Questo nuovo West sembra non finire ma di stupirci: se per caso dovessimo perderci nel deserto, basterà usare uno degli accampamenti portatili acquistabili in una delle drogherie del paese per montare in poco tempo un piccolo accampamento con tanto di fuoco e tenda dove passare la notte, ma fate attenzione, i banditi sono in agguato.
Percorrendo le numerose strade della grande mappa di gioco incontreremo spesso diversi tipi di personaggi come i già citati sconosciuti e gli uomini inseguiti dai coyote, i banditi che ci attireranno in trappole con loschi tranelli come quello della donna che ha bisogno di aiuto, e i cacciatori d’oro.
Quest’ultimi saranno presi di mira da alcuni banditi che vorranno sottrargli la mappa dell’oro, traendoli in salvo però, sarà possibile acquisire la mappa e scoprire dove si nasconde il tesoro ma…non è tutto oro ciò che luccica, infatti per trovare il tesoro dovremo confrontare il paesaggio di una data zona con i disegni che ci sono sulla mappa: ad esempio mi è capitato di trovare sullamappa una roccia con un cappio che si riferiva ad Hanging Rock ( cioè la roccia dell’impiccato ) e spesso trovare i tesori si rivelerà essere molto più arduo del previsto.

Le splendide atmosfere del vecchio west vengono accompagnate da una musica degna di Morricone che entusiasma ancora di più il giocatore specie durante le sue scorribande o azoni eroiche: compiendo atti eroici e comportandosi bene accresceremo la nostra fama di uomo di legge e avremo diversi benefici dai personaggio buoni ( come gli sconti ai negozi ). Incrementando invece la nostra fama di bandito, potremo ottenere benefici da altri banditi e verremo cacciati dagli uomini di legge diventando così dei fuorilegge con tanto di taglia sulla testa, taglia che può essere diminuita solo portando una lettera di grazia al telegrafo più vicino o portando la somma richiesta dalla vostra taglia. Con una taglia sulla testa saremo dei ricercati e dovremo uscire dalle zone delimitate dalla legge, mostrate sulla mappa da un cerchio rosso ( proprio come la giurisdizione della polizia su GTA ). Se vorremo portare a termine azioni criminose evitando di intaccare il nostro livello dell’onore, potremo indossare la bandana, grazie alla quale sarà possibile commettere crimini riducendo la possibilità di essere riconosciuti.

Il sistema di combattimento ricalca esattamente quello visto in GTA, con un lieve miglioramento nell’ambito delle coperture. Inoltre sarà possibile avvicinarsi ad un nemico e sparargli da vicino facendo partire una piccola cut-scene in cui John punterà il fucile al mento dei nemici e farà fuoco.
Ad aiutarvi nelle fasi più impegnative vi sarà il Dead Eye, un sistema di puntamento che ci permetterà di rallentare il tempo per colpire più parti dei nemici.
Le animazioni sia nei combattimenti che durante i filmati o le sequenze più calme di gameplay, risultano fluidi e curati, tranne che per qualche piccolo glitch in cui il vostro cavallo finirà per incastrarsi: ad esempio mi è capitato di non riuscire più a far smuovere il cavallo da vicino una staccionata perché aveva il muso incastrato in essa.
Nel vecchio West il cavallo è il miglior amico dell’uomo, e nel caso doveste perderlo di vista, vi basterà richiamarlo con un fischio per vederlo arrivare in un baleno.

Mentre in GTA l’esplorazione passava in secondo piano, qui l’esplorazione della mappa di gioco ha un ruolo fondamentale portandoci a scovare nuove specie di animali, di piante e persino nuovi luoghi o città.
Rockstar ha creato un mondo vasto e vivo innovando la formula già vincente vista in GTAcon un risultato veramente strepitoso che farà la gioia di tutti gli appassionati di free roaming.

CAVALCATE IN RETE:

Sul fronte dell’online Red Dead Redemption si presenta in 2 grandi e differenti modalità:

COOPERATIVA:
Potrete creare una banda insieme ai vostri amici e girovagare nel vasto mondo di RDR, portando a termine le missioni o le sotto-missioni della storia. Purtroppo questa modalità ( per via della grandezza del titolo ) risulta dispersiva e porterà i giocatori a dimenticare l’obbiettivo primario ( la missione in corso ) e a massacrarsi fuoriosamente tra loro.

COMPETITIVA:
Questa modalità viene invece impostata come dei match chiusi in stile Uncharted 2, dove troveremo le solite 3 modalità base realizzate ottimamente ( Deatch Match singolo e a squadre e Cattura la bandiera ) e una modalità che porta qualche piccola innovazione: la modalità Gold Rush vede i giocatori sfidarsi per raccogliere il maggior numero possibile di sacchi d’oro, portandoli all’interno di uno dei numerosi forzieri sparsi per la mappa. Ogni giocatore ne può trasportare un massimo di due alla volta, considerando però che ogni sacco va a ridurre la sua velocità.

L’online non è da buttare ma ci aspettiamo qualche miglioramento da parte degli sviluppatori tramite DLC.

WANTED? ASSOLUTAMENTE SI!

Musiche: 90 – Degne di Morricone e capaci di trasportare nelle atmosfere western.
Grafica: 87 –Un comparto grafico fluido e emozionante, un panorama magnifico e un west più vivo che mai!
Giocabilità: 96– Tutto quello che mancava a GTA e anche di più è stato integrato da RDR creando un fre roaming ricco di segreti, missioni e sub-quest.
Longevità: 88– Anche se la storia principale non è all’altezza di quella di GTA IV, le sotto missione saranno capaci di creare una maestosa trama secondaria. L’online e i segreti del gioco allungheranno di molto il vostro soggiorno nel far west di Rockstar.
Online: 85-Ben realizzato ma praticamente privo di innovazione…assolutamente troppo dispersivo in co-op.

Voto Finale: 92/100
Lo Spaghetti Western di Rockstar colpisce nel segno andando a miscelare ad una formula già vincente ( quella di GTA ) nuovi elementi e idee che hanno riscritto su certi fronti l’esperienza free roaming. Il mondo di RDR è un universo ricco e pieno di vita, popolato da animali splendidi da guardare e da villaggi in continuo sviluppo. La maestosità del titolo però rende il gioco parecchio dispersivo facendo dimenticare al giocatore il suo obiettivo primario portandolo a iniziare missioni su missioni senza mai finirne una. Il titolo è una nuova frontiera nell’ambito dei sandbox ma d’altronde chi se non i creatori di GTA, potevano migliorare GTA? L’avventura è consigliata a tutti perché l’emozione di assaltare da soli o in gruppo un treno o una diligenza non ha prezzo, quindi sellate i cavalli e affrettatevi a diventare una leggenda del west, ma state attenti, la forca potrebbe pendere anche per voi!

 

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In anteprima assoluta il trailer di Uncharted 3

March 19, 2011 at 6:20 pm (Video)

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